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LUCE E GAS TRA PASSATO E FUTURO E LA GESTIONE DEL CONTENZIOSO

1. QUADRO GENERALE NEL MERCATO DELL’ENERGIA ELETTRICA E DEL GAS

Il mondo delle utilities, in particolare quello dell’energia e del gas, è in continua evoluzione, oggetto di frequenti interventi legislativi e regolatori.
Da ciò la necessità, per gli operatori di settore e per coloro che, in seno ai vari servicers, svolgono attività di credit recovery per conto delle società di vendita, di tenersi sempre al passo con le novità, in modo da poter affrontare correttamente le possibili criticità di gestione, in cui dovessero imbattersi.
Per un corretto inquadramento, tuttavia, occorre preliminarmente fare qualche breve cenno sugli sviluppi più recenti del settore, interessato, negli anni addietro, da una vera e propria rivoluzione copernicana.
Partendo dall’ambito energetico, il D. Lgs n. 79/99 (noto come Decreto Bersani), attuativo della direttiva 96/92 CE, ha infatti liberalizzato il mercato, sopprimendo – in tal modo – il monopolio che, fino ad allora, vantava Enel.
Da quel momento, hanno iniziato ad operare sul mercato più soggetti, ognuno con un ruolo specifico.
L’attività di trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica è stata riservata allo Stato, che la esercita per mezzo di una società, la Terna S.p.a., interamente controllata dall’allora Ministero del Tesoro (ora Ministero dell’Economia e delle Finanze).
Il trasporto e la distribuzione vengono esercitati in regime di concessione, rilasciata dal Ministero competente, da più soggetti (come E-Distribuzione, Acea, A2A, etc…), uno per ciascun ambito comunale.
La vendita dell’energia elettrica, invece, è stata completamente liberalizzata e viene svolta dai c.d. traders, anche definiti fornitori o venditori (come possono essere, a titolo esemplificativo, Repower, Enel Energia, Sorgenia, Illumia, etc…), i quali non sono proprietari né delle reti di distribuzione dell’energia né, tantomeno, degli apparecchi di misurazione (circostanza da tenere bene a mente, in sede di riscontro delle contestazioni).
All’ultimo anello di questa filiera, in conclusione, vi sono i consumatori finali, i quali prelevano l’energia elettrica di cui hanno bisogno mediante un POD (acronimo di “Point of Delivery”), che misura il consumo dell’energia che, attraverso esso, transita.
Questo strumento, come anticipato, è di proprietà della concessionaria locale della distribuzione, alla quale sono rimesse, in via esclusiva, le attività di verifica dei consumi e di manutenzione degli impianti.
Tale aspetto è ben chiarito nell’art. 21.2 della Delibera AEEGSI 348/07, laddove viene enunciato che “il soggetto responsabile dell’installazione e della manutenzione dei misuratori, nonché della raccolta e della validazione e registrazione delle misure dell’energia elettrica è: con riferimento ai punti di prelievo, l’impresa distributrice per i clienti finali che prelevano l’energia elettrica da tali punti”, e dove “impresa distributrice è l’impresa esercente l’attività di distribuzione ai sensi dell’art. 9 del decreto legislativo n. 79/99”.
Il rapporto che intercorre tra consumatore finale e trader è inquadrabile nella figura del mandato senza rappresentanza: in altre parole, quando un consumatore (inteso in senso lato) sottoscrive un contratto con uno dei tanti venditori presenti sul libero mercato, gli conferisce incarico affinché esso concluda un accordo di fornitura di energia elettrica con il distributore locale.
Volendo semplificare, si può dire che al distributore sono rimesse le attività “tecniche” ed al venditore quelle “commerciali”.
Periodicamente, il distributore locale - esercitando i doveri che la legge gli demanda - comunica al trader i dati di consumo dell’utente finale.
Ciò consente al distributore di fatturare e riscuotere dal fornitore gli oneri di trasporto e distribuzione dell’energia prelevata dal consumatore finale, a cui il fornitore potrà - a sua volta - chiedere il rimborso mediante l’emissione della fattura, che comprenderà anche il corrispettivo di prelievi, oneri e tasse.
Per quanto concerne il gas, la liberalizzazione del mercato è stata realizzata per effetto del D. Lgs n. 164 del 23.05.2000, che ha recepito la direttiva n. 98/30/CE del 28.06.1998, finalizzata ad introdurre norme comuni per il mercato interno del gas naturale. Noto come “decreto Letta”, il menzionato decreto legislativo ha stabilito che sono completamente libere le attività di importazione, trasporto e dispacciamento, distribuzione e vendita di gas naturale.
La fonte legislativa ed il nome del misuratore (PDR, ovvero “punto di riconsegna”) sono, di fatto, gli unici aspetti che differenziano la disciplina dell’energia elettrica e quella del gas, al netto delle ovvie diseguaglianze tecniche derivanti dal diverso tipo di prodotto.

2. LE PROSPETTIVE DEL SETTORE

La menzionata liberalizzazione, per quanto ormai non più così recente, continua a convivere con un mercato definito comunemente “di maggior tutela” (poiché le condizioni economiche e contrattuali applicate sono preventivamente stabilite dall’Arera, già AEEGSI, che è l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente).
In quest’ultimo, ad oggi, si trova ancora la maggioranza dei clienti domestici (secondo la relazione Arera del 2018, nell’anno 2017 se ne contavano circa 18 milioni, su un totale di 29).
Ciononostante, dopo ben due differimenti, dall’1 luglio 2020 dovrebbe divenire finalmente obbligatorio per tutti i clienti il passaggio al mercato libero (ove, cioè, ogni cliente può scegliere il proprio fornitore in base alle tariffe ed alle condizioni offerte), coerentemente a quanto chiede l’Europa (si pensi che in Germania, per esempio, il mercato è completamente liberalizzato dal 1998).
I problemi per il consumatore (soprattutto per quello meno avvezzo a fare raffronti, ad esaminare un contratto od a navigare in internet, si pensi agli anziani) non mancheranno, in primis l’enorme numero di players del settore ed i rischi di possibili condotte commerciali scorrette (per quanto le società debbano attenersi ad un codice di condotta commerciale ad hoc).
Soluzioni per un passaggio soft sono già state pensate ed adottate.
Si pensi, per esempio, alla “Tutela simile” in campo energetico, che consiste nell’offerta sì di un player del mercato libero, tuttavia a condizioni economiche e contrattuali definite dall’Autorità.
E’ possibile aderire alla Tutela simile a decorrere dall’1 gennaio 2017, la durata contrattuale è di un anno (non rinnovabile) e prevede uno sconto una tantum, che il cliente si vede riconosciuto con la prima bolletta.
Qualora il consumatore receda dal contratto prima della sua conclusione naturale, il menzionato bonus dovrà essere restituito in misura proporzionale al tempo mancante tra la sottoscrizione dell’offerta e lo spirare del termine contrattuale.
Il contratto “Tutela simile” è telematico e può essere attivato con il fornitore attraverso il sito dedicato, gestito da Acquirente Unico.
Al termine del contratto, il cliente potrà decidere se rimanere con lo stesso fornitore, sottoscrivendo una diversa offerta, o rivolgersi ad un altro operatore, salva la sua facoltà di rientrare nel mercato di maggior tutela (quantomeno fino all’1 luglio 2020).


3. IL RECUPERO DEL CREDITO IN MATERIA DI UTILITIES E LE POSSIBILI CONTESTAZIONI DEI DEBITORI

Ciò detto, vediamo ora quali sono – per quella che è la mia esperienza – le più frequenti contestazioni in cui ci si imbatte, in materia di energia elettrica e gas, in sede di pre-contenzioso e contenzioso.
Prima di tutto, sembra scontato dirlo ma non sempre lo è, si deve sempre partire dall’esame del contratto.
Esso, in alcuni casi, può prevedere delle clausole – quale quella solve et repete - che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) paralizzare all’origine qualsiasi pretestuosità sui pagamenti.
Altre volte sono concordati termini, in genere 24 mesi, entro i quali si possono contestare, a pena di decadenza, le fatture ricevute.
Ciò detto, le eccezioni dei debitori, tanto in fase stragiudiziale che giudiziale, possono essere delle più svariate: mancata ricezione delle fatture (che sempre più frequentemente vengono trasmesse esclusivamente via e-mail ordinaria, quindi senza un’effettiva prova della trasmissione), errata misurazione dei consumi (tuttavia, come anticipato, queste censure andrebbero mosse nei confronti del distributore e non certo del venditore, il quale ha solo l’onere di provare la corrispondenza tra i dati ricevuti dal concessionario locale e quelli presenti in bolletta, cosa che può fare, per esempio, producendo le fatture del distributore stesso), falsità della firma in calce ai contratti (in tal caso l’unica soluzione, in fase giudiziale, sarebbe quella di promuovere istanza di verificazione e in subordine, laddove – possibilità assai remota – il contratto fosse realmente apocrifo, chiedere quantomeno il pagamento secondo le tariffe dell’autorità regolatoria, coerentemente alle norme in tema di indebito arricchimento).
Altre eccezioni possono riguardare il CMOR (indennizzo che, nel caso di insoluti nei confronti del venditore uscente, può essere addebitato al cliente dal nuovo fornitore, ciò per evitare il c.d. “turismo energetico”), il mancato perfezionamento del vincolo contrattuale a causa dell’invio della proposta di fornitura non seguita da accettazione del venditore (sarebbe buona prassi che quest’ultimo conservasse sempre le comunicazioni di accettazione e le prove di ricezione delle stesse) e l’avvenuta prescrizione delle fatture.
Su tale aspetto, si tenga bene a mente che i termini di prescrizione, che precedentemente erano di 5 anni, sono stati recentemente ridotti: per le fatture successive all’1 marzo 2018 (per l’energia elettrica) ed all’1 gennaio 2019 (per il gas), infatti, i termini sono ora di soli due anni.
A volte succede, poi, che i consumi siano oggetto di ricostruzione, da parte del distributore, a seguito di accertamento di malfunzionamento o di manomissione dei contatori (per quelli dell’energia elettrica, per esempio, apponendo un magnete che incide sui dati).
Ebbene, in tal caso, il distributore trasmetterà alle parti interessate (compreso il venditore) un verbale, in cui darà atto della circostanza, comunicando le misure di consumo effettivo, della data di inizio del malfunzionamento (o della manomissione) e del criterio adottato per stabilire le misure esatte.
Pur nel quadro delineato, ogni situazione di insoluto ha una storia a sé e va affrontata analizzando bene le circostanze, i documenti, le comunicazioni intercorse.
Se la questione è già oggetto di giudizio, spesso le valutazioni sono demandate ad un CTU, il quale potrebbe rivedere i criteri adottati dal distributore, riducendo la misura del credito o, talvolta, confermandola. Raramente mi è capitato, invece, che una consulenza tecnica abbia sconfessato completamente i dati comunicati dal distributore (per quanto, ovviamente, ciò può in linea teorica succedere).
Come si può vedere, la materia si presta a tantissime considerazioni che, per brevità espositiva, non possono essere approfondite in tale sede.
L’unico suggerimento che, da avvocato con esperienza nel settore, mi sento di dare è di riscontrare ogni contestazione punto per punto, documenti alla mano, avendo ben chiara la normativa che disciplina il settore, consci degli strumenti che offre il diritto per far riconoscere le ragioni creditorie del cliente e consapevoli delle sue esigenze.